INTERVENTO ALL’INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO 2026

Nell’intervento che il Comitato per lo Stato di Diritto aveva presentato alla inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2025, avevamo formulato l’auspicio che l’ottantesimo anniversario della Liberazione che si sarebbe celebrato in quell’anno avrebbe fatto desistere dal portare a compimento la riforma costituzionale della Giustizia in allora in gestazione.

Non per ragioni meramente ideologiche ma perchè la stessa si poneva in evidente contrasto con tutto l’impianto della nostra Carta Costituzionale e con il tipo di Stato democratico che questa aveva costruito e che ci aveva accompagnato ma soprattutto difeso in questi quasi 80 anni.

Purtroppo il nostro auspicio non si è realizzato.

Quello che si sta verificando infatti è un vero e proprio stravolgimento del nostro assetto costituzionale, fondato sulla tripartizione dei poteri, dove ciascuno non solo ha una sua autonomia ma costituisce o dovrebbe costituire un limite agli altri.

Soprattutto quello giudiziario che ha la specifica funzione di difendere i cittadini, tutti i cittadini, dalle possibili prepotenze degli altri poteri, costituzionali o no.

Quella cui stiamo assistendo è una deriva autoritaria al momento ancora apparentemente soft ma di cui è difficile ipotizzare i destini, considerato anche quanto sta avvenendo nel mondo.

E considerato anche che, nel caso concreto, la riforma non finisce qui ma il Parlamento o meglio ancora il Governo si è costituzionalizzato il diritto di integrarla con una corposa normativa che parte dalla identificazione (nuova?) degli illeciti disciplinari dei Magistrati e delle relative sanzioni.

Ne costituisce riprova il sostanziale venir meno della autonomia del Parlamento ormai ridotto a votificio ubbidiente alle iniziative del Governo (e la riforma di cui stiamo parlando ne è una totale conferma, considerato che la modifica di ben sette articoli della Costituzione non ha potuto fruire del minimo emendamento).

Contemporaneamente le leggi che vengono approvate appaiono tutte dirette ad un indebolimento delle garanzie pubbliche ad una tutela dei soggetti vicini al potere: l’abolizione dell’abuso d’ufficio, la stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni, l’aggravio per la diffamazione a mezzo stampa, le restrizioni della libertà di riunione, la riduzione dei poteri/compiti della Corte dei Conti e misure drastiche di contrasto all’immigrazione e la volontà di negare su di esse l’attività interpretativa dei Giudici in dialogo con la Corte Costituzionale e con le Corti Europee.

Linea espressa con estrema chiarezza dalla Presidente del Consiglio quando afferma che i Giudici non si debbono mettere in contrasto con il Governo ma collaborare all’indirizzo politico di maggioranza.

Se si prende atto di ciò meglio si comprendono le assurde disposizioni della riforma, il loro reale significato e le conseguenze che finiranno per avere per tutti i cittadini.

Quando si disarticola dividendolo in tre quello che dovrebbe essere l’organo di autogoverno della Magistratura, con relativi enormi costi ovviamente per i cittadini, quando si affida al sorteggio e cioè al caso la identificazione dei Magistrati che dovranno fare parte di ciascuno di essi, sostanzialmente si dice che costoro, caso assolutamente unico, non sono in grado di scegliere i loro rappresentanti, se ne mina la loro credibilità e legittimità.

Quando ancora una volta si affida al sorteggio la scelta dei membri togati dell’Alta Corte disciplinare  e soprattutto quando tale scelta viene effettuata solo tra i magistrati di Cassazione privando tutti gli altri Magistrati anche di un mero simulacro di rappresentanza e quando si vanifica ogni possibilità di serio ricorso limitandolo all’interno della stessa Alta Corte tra l’altro non più presieduta da un soggetto garante ma da un soggetto nominato dalla politica, dai partiti, è evidente che si limita in maniera enorme quella autonomia della Magistratura che pure viene enfaticamente dichiarata senza peraltro darle alcun concreto seguito, si rendono i Magistrati soggetti a qualsiasi ricatto a qualsiasi imposizione da parte del potere politico.

Ed è veramente incomprensibile che molti avvocati (ma non tutti viste le molte adesioni al Comitato avvocati genovesi per il NO che si sono manifestate in pochissimi giorni), immemori del lavoro fatto insieme con la Magistratura, delle molte conquiste realizzate anche con l’affermazione di principi sgraditi al potere del momento che hanno fatto procedere l’Italia verso una maggiore democrazia e libertà, non si rendano conto che i primi ad essere danneggiati da questa veramente aberrante riforma saranno loro o meglio le migliaia di loro assistiti che non fanno parte di coloro che hanno i poteri.

Ed è altrettanto difficile comprendere come proprio gli avvocati penalisti non colgano il chiaro messaggio dell’ex PM Di Pietro che da testimone del SI ci dice che lo fa perchè convinto che la riforma aumenterà in misura rilevante i poteri dei PM che da ricercatori della verità si trasformeranno in veri e propri accusatori con la conseguenza che le cosiddette ingiuste detenzioni diminuiranno notevolmente nel senso che aumenteranno notevolmente le condanne.

Infine vogliamo ricordare una magistrata ed una cittadina la dott. Anna Ivaldi, che ha fatto parte del nostro Comitato che ci ha reso più consapevoli delle idee che qui esprimiamo che è venuta a mancare non molti mesi fa.